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L’estetica dell’intelligenza artificiale tra creatività cooperativa e autorialità. Intervista di Pandora Rivista a Enrico Terrone

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05/03/2026 4 min

Il 26 e 27 febbraio Genova ha ospitato l’evento “Filosofia, Estetica Cooperativa e Intelligenza Artificiale”, tappa nazionale della Biennale dell’Economia Cooperativa di Legacoop dedicata al rapporto tra intelligenza artificiale, cultura e modelli cooperativi. Due giorni di confronto tra filosofia, scienza e impresa per approfondire le trasformazioni introdotte dall’IA generativa nei processi creativi e nelle forme della cooperazione.

Pandora Rivista ha intervistato Enrico Terrone – professore ordinario di Estetica all’Università di Genova . Di seguito alcuni passaggi.
Vedi l'intervista completa a questo link

Rispetto ai temi al centro della Biennale dell’Economia Cooperativa, in particolare l’intelligenza artificiale, anche nella prospettiva delle possibilità che può generare all’interno dell’ecosistema cooperativo e di eventuali paradigmi alternativi, in che direzione può orientarsi uno sguardo estetico? Da dove partire per tracciare un quadro generale?

Enrico Terrone: L’estetica è una disciplina filosofica che si occupa di un certo tipo di valutazione. In questo senso è complementare all’etica, che rappresenta l’altra grande area valutativa della filosofia. La differenza sta nell’oggetto: l’etica valuta comportamenti, decisioni, azioni; l’estetica valuta il modo in cui le cose appaiono, si presentano, vengono esperite. Il giudizio estetico impiega predicati come “bello”. In che senso, allora, questa disciplina può essere collegata alla cooperazione? C’è anzitutto un livello fondamentale: l’estetica, in un certo senso, è già cooperativa. Il bello è diverso dal piacevole, perché dire “è bello” non equivale a dire “mi piace”. Quando affermo che qualcosa è bello, non sto semplicemente esprimendo una preferenza soggettiva; sto implicitamente chiedendo l’assenso degli altri, suggerendo che quell’oggetto è fatto per piacere anche a loro. Questa è l’idea centrale di Kant: il giudizio estetico implica una pretesa di condivisione. In questo senso è un’attività intrinsecamente cooperativa.

C’è poi un secondo livello che riguarda l’arte, oggetto privilegiato dell’estetica. Le opere d’arte sono tipicamente create per suscitare esperienze estetiche. E l’arte possiede una dimensione cooperativa spesso trascurata a causa del mito romantico dell’artista solitario. In realtà, molte forme artistiche, l’architettura, il cinema, la serialità televisiva, sono profondamente cooperative già nella fase di creazione. Infine, c’è un terzo livello che implica un interrogativo: la cooperazione stessa può essere oggetto di valutazione estetica? Possiamo considerare esteticamente interessante non solo ciò che un gruppo produce, ma il suo stesso modo di cooperare? Un gruppo che lavora insieme, professionalmente o creativamente, non solo può produrre oggetti belli; ma il suo stesso processo cooperativo può diventare oggetto di apprezzamento estetico.

Abbiamo parlato del legame tra estetica e cooperazione. Che cosa significa, oggi, parlare di creatività cooperativa nell’epoca dell’intelligenza artificiale generativa? E tra chi avviene la cooperazione in questo contesto?

Enrico Terrone: Qui si apre un ulteriore livello di riflessione. Con la crescita esponenziale dell’intelligenza artificiale generativa negli ultimi anni si è affacciata una forma nuova di cooperazione: non più soltanto tra esseri umani, ma tra intelligenza umana e intelligenza artificiale. Questo introduce un fronte inedito, sia per la teoria della cooperazione, sia per l’estetica. L’interazione con sistemi generativi è diventata particolarmente rilevante nella produzione di oggetti di interesse estetico, talvolta esplicitamente artistico. Penso alle immagini create con strumenti come Midjourney, ma anche a certi testi poetici o narrativi prodotti con ChatGPT, o ai sistemi che supportano la composizione musicale e la generazione di video. Naturalmente, come accade spesso quando si parla di intelligenza artificiale, resta aperta una questione concettuale, ovvero fino a che punto possiamo estendere categorie forgiate per descrivere gli esseri umani a queste nuove entità. È davvero intelligenza? È davvero creatività? Possiamo dire che lavorare insieme a questi sistemi costituisca una forma autentica di cooperazione? Queste domande non hanno ancora una risposta definitiva.

Tuttavia, è chiaro che, sul piano pratico, sta emergendo un tipo di interazione che somiglia a una collaborazione: l’essere umano orienta, seleziona, rielabora; il sistema genera, propone, sorprende. Questa dinamica apre uno spazio nuovo di indagine estetica, perché riguarda il modo in cui vengono prodotti oggetti capaci di suscitare esperienza e valutazione. In questo senso, la creatività cooperativa nell’epoca dell’intelligenza artificiale non è soltanto il risultato di più menti umane che lavorano insieme, ma può diventare l’esito di un’interazione ibrida tra umano e artificiale, la cui natura resta ancora da chiarire sul piano filosofico.

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